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TANGO
ARGENTINO
Al
principio del secolo scorso l’Argentina era una terra di speranze
per molti che provenivano dal vecchio continente. Gli emigranti
dall’Europa portavano con sé sogni, speranze e la propria musica.
Dalla
polka, la mazurca e il valzer, nasce, nei sobborghi del porto
di Buenos Aires, un nuovo stile musicale: il Tango argentino,
che, all'inizio, veniva suonato e ballato solo nei locali malfamati
della città. Dovevano passare alcuni anni prima che potesse
raggiungere i saloni di Parigi.
I
primi strumenti del nuovo stile musicale furono l’organetto
e la chitarra, e, solo con l’arrivo del bandoneón, prese il
Tango quel carattere malinconico, che gli è così tipico. E con
Carlos Gardel, la “Voce di Buenos Aires”, si dà inizio all’epoca
del Tango canzone.
Gli
anni '30 e '40 vengono definiti come la "Epoca d’oro"
del Tango: le grandi orchestre entrano in scena mentre la radio
contribuisce alla sua rapida diffusione.
Col
passare degli anni cambia il Tango argentino, anche grazie ad
Astor Piazzolla: dai pezzi ballabili della “Vieja guardia” si
arriva al "Tango nuevo", che, ancora oggi, trova più
ascoltatori in Europa che in Buenos Aires.
Quello
a cui assistiamo ora è una rinascita del Tango in tutta Europa:
serate di ballo, “milongas”, locali dove ci si ritrova per ballare,
musicisti europei ed argentini che si dedicano al Tango.
Sensuale,
profondamente intenso, per una comunicazione non verbale fra
i ballerini basata sull’improvvisazione
Il
Tango Argentino ha come caratteristica peculiare l’improvvisazione.
Trattandosi di un ballo di coppia, essa si rende possibile grazie
all’esistenza di un codice comunicativo non verbale utilizzato
dai due ballerini, i cui ruoli sono complementari. Il Tango
Argentino nasce verso la fine del 1800 nella zona della foce
del Rio della Plata, comprendente le città di Buenos Aires,
in Argentina, e Montevideo, in Uruguay. Con la sua musica triste
e passionale, ha origine tutt’altro che nobile. Dalla confluenza
di melodie e ritmi ispanici (il "Cante Jondo" del
flamenco), sudamericani (Habanera), afroarabi e italiani il
tango nasce nei quartieri popolari, abitati soprattutto da africani
e italiani, dove rimane confinato per decenni: qui vennero elaborati
molti dei passi più importanti (ad esempio il movimento "Indecente"
che porta la gamba della donna tra quelle del cavaliere). Quando
arrivò in Europa, attraverso gli Stati Uniti, naturalmente fu
uno scandalo: nel 1914 addirittura Papa Pio X volle vedere personalmente
di cosa si trattasse, e convocò due ballerini in Vaticano, ma
non condannò ufficialmente il nuovo ballo. Fu riadattato dai
maestri di ballo per il pubblico sofisticato delle sale europee:
fu questa versione a rendere famoso Rodolfo Valentino, improbabile
gaucho ma memorabile interprete di film rimasti nella storia,
dove a profondi casqué seguivano sguardi intensi e passi lunghissimi,
frutto di una reinterpretazione del tango.Pur essendo le origini
del Tango Argentino abbastanza incerte e controverse, ciò che
si sa per certo è, invece, che questa danza fa parte di una
ricca tradizione. Essa non riguarda soltanto il ballo, bensì
la musica, la canzone, la poesia e tutto ciò che gravita loro
intorno: tale realtà culturale non ha mai smesso di esistere
ed oggi si assiste ad una sua riscoperta.

STORIA
DEL NOME TANGO
Il
problema relativo alla derivazione del nome tango non è soltanto
di interesse etimologico. Siccome le ipotesi sono tante, lo
stabilire con certezza da dove derivi tale termine, aiuta ad
orientarsi nella costruzione della storia delle origini di questo
ballo misterioso.
Tango
poteva identificare il luogo di riunione degli schiavi africani
o uno strumento musicale d’origine africana; nel 1870 la zarzuela
(operetta spagnola) includeva tra i suoi ritmi il tango o tanguillo
andaluz.
Per
ultimo si intendeva il tango rioplatense che si ballava intorno
al 1890 nei sobborghi di Buenos Aires e Montevideo (si poteva
usare indistintamente anche il termine milonga). Ci sono altri
significati della parola Tango ma ci porteranno fuori strada,
così lontano da arrivare alla Spagna medioevale e persino al
Giappone. Propongo come punto di partenza della nostra storia
il tango rioplatense.
Non
è corretto, infatti, chiamarlo tango argentino, (almeno in quest'occasione
dove possiamo restringere la nostra zona geografica di ricerca)
giacché la sua "nascita" coinvolge due città separate
da un fiume, il Rio de la Plata, e unite da una passione: il
Tango.
LE
LEGGENDE
Uno
dei primi documenti scritti in cui si descrive il tango è la
zarzuela Justicia Criolla del 1897: vi si descrivono i passi
e il modo di ballare il tango più o meno come lo conosciamo
oggi. Nella prima decade del ‘900 il tango rioplatense si espande
per tutto il mondo.
Le
prime registrazioni su cilindro avvengono nel 1907 successivamente
gli inglesi ne gireranno un film dove si descrivono i passi
del ballo. È ormai nota la quantità di critiche fatte dai moralisti
contro il tango: un ballo un po’ osé o forse molto osceno. Insieme
al tango nascono anche due fenomeni che l'accompagnano fino
ai giorni nostri. Uno si registra fuori della sua patria ed
è quello dei maestri fasulli e non, che faranno del tango un
numero circense, corredato da storie inverosimili su origini
ed usi. Per esempio nel 1914 un giornalista affermava di aver
visto ballare il tango nel funerale di un bambino nella pampa
argentina.
STORIA
DEL TANGO
Il
ritmo è di derivazione negra. Più precisamente, prende le mosse
dalla habanera cubana, a sua volta emanazione di motivi africani
portati dagli schiavi in America Latina nel XVIII secolo. L'habanera
nasceva come piattaforma musicale e basta.
Raggiunse
la forma compiuta del classico brano con testo, attraverso l'incontro
e la fusione con la payada, che era un canto poetico caro alle
genti delle campagne. Habanera più payada generarono la milonga
(che fu anche una danza): un canto malinconico e triste che
raccontava le difficoltà della vita e le pene d'amore della
povera gente, al suono di chitarra, flauto e violino. La milonga
rappresentò a tutti gli effetti la matrice del tango. Non a
caso, fino al 1910, il tango fu chiamato milonga con cortes.
Per completezza di informazione, devo ricordare che secondo
Leòn Benaros (El tango los lugares y casas de baile, in Historia
del tango, Buenos Aires, Corregidor, 1977) il termine milonga
designava la prostituta. Vicente Rossi nel libro Cosas de Negros
(1926) ricostruisce un triplice rapporto di filiazione diretta:
il candombe genera la milonga; e la milonga genera il tango.
Il candombe è stato creato dai neri di Montevideo. Il genere
tango fu presto assimilato dagli immigrati europei che ne colsero
la profondità ed una sorta di bellezza malinconica, legata al
senso delle cose perdute. La sua musica sembrava il sottofondo
più idoneo a segnare il ritmo della emarginazione e della sconfitta.
Inizialmente la musica del tango fu scritta in 2/4 ed il ritmo
era abbastanza veloce. Successivamente fu scritta in 4/8 e 4/4.
Man mano che prese piede l'abitudine di aggiungere il testo
alla musica, il ritmo fu rallentato. A partire dal 1917, l'uso
del tango cantato fu generalizzato. In quell'anno, Carlos Gardel
presentò in un teatro di Buenos Aires il brano "Mi noche
triste". Il successo fu strepitoso. Già nel 1915, in verità,
era stato composto da Rodriguez il famoso pezzo "La cumparsita".
Ma fu sempre Carlos Gardel a lanciarlo, dopo che diventò celebre,
assieme ai classici "Choclo" di Villoldo e "Caminito"
di Filiberto. Nei pochi anni della sua carriera, Carlos Gardel
portò il tango in giro per il mondo: in tutta l'America e in
tutta l'Europa, prima come cantante e dopo come attore. Si racconta
che quando morì, nel 1935, a soli 45 anni (in un incidente aereo),
molte donne in Argentina si suicidarono per aver perso il loro
idolo.
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