La Conquista
Dopo
quasi tre mesi di peripezie nell'Oceano Atlantico, il 27 ottobre
1492 Cristoforo Colombo arriva a Cuba toccando terra sulla costa
nord-orientale dell'isola vicino all'attuale città di Baracoa.
Diciotto
anni più tardi, nel 1510, Diego Velázquez inizia la conquista
del territorio cubano. Vengono fondate le prime città: Baracoa
(1512), Bayamo (1513), Trinidad, Sancti Spíritus e La Habana
(1514), Santiago de Cuba e Camagüey (1515).
L'impresa
della conquista è stata relativamente facile per gli spagnoli.
Gli archi e le frecce di popolazioni fondamentalmente miti hanno
potuto ben poco contro gli archibugi e la sete di oro dei conquistatori.
In questo periodo solamente il cacicco Hatuey (1511) nella zona
di Baracoa e più tardi l'indio Guamá (1530) si sono ribellati
all'occupazione degli spagnoli.
Rinvenuto
meno oro del previsto, sterminati gli indios in pochi decenni
per le dure condizioni di vita e di lavoro loro imposte, i coloni
hanno visto così diminuire in modo considerevole i propri guadagni,
passando in poco tempo dall'abbondanza alla crisi.
Cuba
diviene meno interessante come luogo dal quale ricavare ricchezza
mentre cresce la sua importanza come trampolino per nuove conquiste
- Messico, Perù e altre parti dell'America Latina - e come base
di appoggio per i galeoni che ritornano verso la Spagna carichi
d'oro e di altre ricchezze naturali.
La
schiavitù
Per
risolvere il problema della insufficienza di forza lavoro causato
dalla scomparsa degli indios, gli spagnoli hanno dovuto ricorrere
all'importazione di schiavi neri provenienti dalle coste occidentali
africane.
Infatti
all'interno dell'isola vi sono allevamenti di bestiame, piantagioni
di tabacco e in seguito, alla fine del XVI secolo, piantagioni
di canna da zucchero che necessitano di manodopera e gli schiavi
neri sopportano meglio degli indios la fatica e le condizioni
di vita inumane.
Dalla
metà del XVI secolo il regime schiavista di produzione costituisce
la spina dorsale dell'economia e della società coloniale. Industria
e schiavitù marciano strettamente vincolate per tutto il periodo
coloniale.
Così
anche Cuba coloniale contribuisce a quell'immenso genocidio
che per tre secoli ha accompagnato la storia del continente
americano. Ai milioni di schiavi morti nelle campagne americane
bisogna aggiungere i milioni di neri che muoiono sulle navi
prima ancora che queste tocchino i porti del Nuovo Mondo.
Pirati,
corsari, bucanieri e filibustieri
Dalla
seconda metà del XVI secolo, attratte dalle ricchezze trasportate
dai galeoni spagnoli, le acque e le coste che circondano Cuba
sono infestate da navi pirata, praticamente un assedio che è
durato centinaia di anni. Ai tradizionali pirati si sono aggiunti
corsari, bucanieri e filibustieri francesi, inglesi e olandesi.
Francia, Inghilterra e Olanda contendono alla Spagna le sue
conquiste americane e utilizzano a loro vantaggio le scorrerie
contro le navi spagnole.
La
Spagna adotta le seguenti misure protettive:
stabilisce
un sistema di convogli di navi mercantili protette da navi da
guerra
costituisce
armate per combattere la pirateria
fortifica
i principali porti coloniali per proteggerli dalle incursioni
dei pirati.
Cuba
riacquista importanza come base di rifornimento per il mantenimento
della flotta spagnola. Inoltre questo brulichio di navi favorisce
il fiorire del commercio di contrabbando in quanto Cuba, come
colonia, può commerciare legalmente solo con la Spagna. Questi
fatti si ripercuotono positivamente sulla nascente economia
cubana con l'incremento dell'allevamento, della produzione dello
zucchero di canna e del tabacco, tre aspetti economici fondamentali
che perdurano tutt'oggi.
L'occupazione
inglese di La Habana
Durante
la "Guerra dei Sette Anni", che vede le potenze europee
scontrarsi anche al di fuori del Vecchio Continente, la flotta
e un imponente esercito inglese prendono d'assedio e poi occupano
La Habana. E' il 1762 e questo avvenimento inaspettato scuote
fortemente il panorama economico, politico e sociale di Cuba.
Durante
gli undici mesi di occupazione entrano nel porto di La Habana
più di mille navi che instaurano un intenso commercio con le
tredici colonie inglesi del nordamerica. Inoltre gli inglesi
introducono nell'isola più di diecimila schiavi e diversi tipi
di macchinari per incrementare lo sviluppo dell'industria dello
zucchero.
Nel
1763 la Spagna, con il Trattato di Parigi, rientra in possesso
di La Habana in cambio della cessione della Florida agli inglesi.
Il colpo è stato così duro che la Spagna comincia a riconsiderare
la propria politica economica. La maggior parte delle esportazioni
di zucchero inizia a dirigersi verso gli Stati Uniti che dal
1776, con la loro Dichiarazione d'Indipendenza, si presentano
come un mercato libero in rapida espansione. Nel 1830 Cuba diventa
il primo produttore mondiale di zucchero.
Formazione
dell'identità cubana
Nell'arco
di tempo che va dall'inizio della colonizzazione fino a questi
avvenimenti, prende sempre più corpo l'aggregazione di un nuovo
popolo che discende dalla mescolanza di sangue indio, spagnolo
e africano. Comincia a delinearsi una vita cubana caratteristica.
Si manifestano fenomeni di contrasto tra creoli e spagnoli.
Sorgono conflitti tra le classi, si producono ribellioni di
schiavi, inizia la lotta di interessi tra coltivatori e latifondisti.
Le
nuova situazione - indipendenza delle ex-colonie spagnole nell'America
Latina - propizia uno sviluppo accelerato dell'industria dello
zucchero. Si forma la classe dei grandi proprietari terrieri
che producono lo zucchero e che manifestano le prime contraddizioni
di interessi con il regime dominante degli spagnoli. Nasce una
progressiva presa di coscienza nazionale che culmina, in fasi
successive, nell'espressione di correnti ideologiche come il
Riformismo, l'Annessionismo, l'Abolizionismo, l'Indipendentismo
e l'Autonomismo.
Tra
i vari moti di sollevazione ricordiamo quelli di José Antonio
Aponte (1812), di Isidoro Armenteros (1851) e di Joaquín de
Agüero (1851), tutti falliti e repressi nel sangue, ma che hanno
contribuito alla concezione della necessità e della inevitabilità
di una lotta per l'indipendenza dalla Spagna.
La
prima guerra d'indipendenza (1868-1878)
Il
10 ottobre 1868 Carlos Manuel de Céspedes, avvocato e proprietario
terriero di Bayamo, libera i suoi schiavi e, nella sua tenuta
La Demajagua, legge il proclama di lotta per l'indipendenza
di Cuba.
Gli
insorti conquistano la città di Bayamo e instaurano un Governo
Rivoluzionario che durerà tre mesi. La reazione degli spagnoli
non si fa attendere e si svolgono furiosi combattimenti. E'
in questa occasione che i cubani ricorrono per la prima volta
alle cariche al machete, attrezzo tipico dei contadini cubani.
L'eco
della sollevazione si diffonde nelle altre città dell'isola
e in breve tempo sono tre le province dove si sviluppa la lotta
contro gli spagnoli. Tra i mambises, così si definiscono gli
insorti, si mettono in luce Vicente García, Calixto García,
Ignacio Agramonte, Máximo Gómez, Antonio Maceo e Guillermo Moncada.
La
guerra prosegue, tra alti e bassi, negli anni successivi. Problemi
organizzativi, divisioni all'interno del movimento indipendentista
e una raffinata tattica degli spagnoli pregiudicano il risultato
finale. Nel maggio 1878, avendo perso vigore l'onda rivoluzionaria,
si pone fine alle operazioni militari. Nonostante l'insuccesso,
anche questa lunga guerra contribuisce a rafforzare e a definire
il sentimento nazionale cubano.
Presupposti
alla seconda guerra d'indipendenza
Lo
sviluppo della coltivazione della barbabietola da zucchero in
Europa provoca una grave crisi nel settore produttivo dello
zucchero cubano. L'introduzione delle ferrovie private, per
sveltire il trasporto della canna dai campi ai luoghi di lavorazione,
mette in difficoltà i piccoli piantatori che non possono permettersi
queste ferrovie e li costringe a vendere le loro proprietà.
Ma
la questione più importante è che le rotaie d'acciaio non vengono
importate dalla Spagna bensì dagli Stati Uniti: un ulteriore
passo verso la "nordamericanizzazione" dell'isola.
Infatti
gli Stati Uniti, che fino dai primi anni del 1800 avevano mire
su Cuba, attuano una politica di penetrazione economica e -
basandosi sulla Dottrina Monroe "L'America agli americani!"
- vedono di buon occhio qualsiasi azione che interferisca nel
sistema coloniale spagnolo o che possa metterlo in difficoltà.
Nel
1886 Cuba raggiunge l'abolizione della schiavitù. Nella seconda
metà del secolo compare nel panorama cubano anche una nuova
classe: il proletariato. Questo è formato da schiavi liberati
e da una notevole quantità di gente impoverita da una situazione
di instabilità economica. Nell'isola giungono, destinati a essere
utilizzati per lavori molto duri, anche cinesi provenienti da
Canton e spagnoli poveri che arrivano dalle Isole Canarie.
La
seconda guerra d'indipendenza (1895-1898)
E'
José Martí, poeta e intellettuale nato a La Habana nel 1853,
a dare corpo al movimento che sosterrà la lotta per l'indipendenza.
Se la Guerra del '68 è stato un movimento sorto dalla nascente
borghesia, quella del '95, finanziata per la maggior parte dalle
masse degli operai, ha un carattere popolare più accentuato.
Martí
compie un lavoro enorme all'interno e fuori di Cuba. Scrivendo
articoli o arringando gli esuli dalle tribune costruisce l'unità
di intenti e la fiducia necessarie al raggiungimento dell'obiettivo.
Ogni discorso di Martí è un nuovo impulso per i patrioti. "Con
tutti e per il bene di tutti!" è solito ripetere e, memore
delle divisioni avute nella precedente Guerra, fonda il Partito
della Rivoluzione Cubana.
Il
24 febbraio 1895 iniziano le operazioni militari. Successivamente
Martí, Gómez e Maceo si riuniscono nella Provincia di Oriente
per tracciare il piano di organizzazione della Guerra e del
Governo. Martí cade in combattimento il 19 maggio 1895 a Dos
Ríos. Ha già evidenziato il pericolo incombente rappresentato
dagli Stati Uniti e il carattere anti-imperialista della lotta
cubana per l'indipendenza.
Gómez
e Maceo continuano la lotta estendendo la guerra da Oriente
a tutto il resto di Cuba con un'epica marcia. Il 7 dicembre
1896 anche Maceo cade in combattimento a San Pedro. Gómez organizza
una nuova tattica di guerra di guerriglia e a poco a poco ottiene
grandi successi e semina sconcerto tra gli spagnoli.
L'ingerenza
degli Stati Uniti
Nel
1898, quando i cubani hanno ormai praticamente vinto la guerra,
gli Stati Uniti operano un'intensa campagna di stampa per preparare
la loro opinione pubblica e, prendendo come pretesto la "misteriosa"
esplosione della corazzata statunitense Maine nella baia di
La Habana, intervengono nel conflitto tra spagnoli e cubani.
In
soli tre mesi la Spagna si dichiara vinta. Non un solo cubano
presenzia al Protocollo di Pace a Washington. Non un solo cubano
presenzia il 10 dicembre 1898 al Trattato di Pace di Parigi
con il quale gli Stati Uniti occupano Cuba e ottengono dalla
Spagna anche Porto Rico e le Filippine.
Il
20 maggio 1902 viene concessa a Cuba, dopo tre anni sotto la
tutela statunitense, un'indipendenza formale controllata da
un'oligarchia dipendente da Washington che tramuta il paese,
di fatto, in una neo-colonia degli Stati Uniti.
Gli
Stati Uniti fanno aggiungere alla Costituzione Cubana un emendamento,
presentato dal senatore statunitense Orville Platt, con il quale:
si
riservano il diritto di intervento a Cuba ogni volta che lo
ritengano opportuno
non
permettono a Cuba di firmare accordi commerciali con altre nazioni
se non con il loro beneplacito
si
appropriano di parte del territorio cubano per costruirvi basi
navali.
Le
geniali previsioni di Martí sul pericolo rappresentato dagli
Stati Uniti, purtroppo, diventano realtà.
La
repubblica asservita - I
I
primi venticinque anni di Repubblica vedono succedersi uno dopo
l'altro Presidenti la cui preoccupazione principale è quella
di aumentare il proprio conto bancario. Governi corrotti e asserviti
agli interessi degli Stati Uniti saccheggiano l'economia del
paese. Prima i pirati agivano dall'esterno, ora, con rischi
infinitamente minori, operano all'interno di Cuba: è cambiato
il loro abbigliamento, ma il risultato finale è identico.
Questo
stato di cose causa malcontento e una crescente miseria tra
la popolazione. Si verificano sollevazioni di neri discriminati,
di lavoratori impoveriti, di onesti cittadini e studenti che
non accettano l'umiliazione di vivere in una Repubblica dove
ogni decisione passa attraverso l'Ambasciatore degli Stati Uniti.
Puntualmente
queste manifestazioni sono represse nel sangue. Quando non è
sufficiente la polizia, a più riprese sbarcano i marines nordamericani
per ristabilire il loro concetto di "legalità" a salvaguardia
degli interessi economici e dei privilegi.
Nel
1925, contemporaneamente all'ascesa al potere di Gerardo Machado,
che è stato uno dei più sanguinari dittatori di Cuba, viene
fondato da Julio Antonio Mella e da Carlos Baliño il Partito
Comunista Cubano. Mella è un organizzatore di grandi doti, intellettuale
sensibile ai problemi della gente umile. Fatto arrestare illegalmente
da Machado, ottiene la libertà dopo uno sciopero della fame
e grazie a grandi manifestazioni popolari che ne richiedono
la liberazione. Esiliato, parte per il Messico dove il 10 gennaio
1929 viene ucciso dai sicari di Machado.
La
repubblica asservita - II
Machado
rimane al potere dal 1925 al 1933. In questo periodo Cuba vive
anni profondamente oscuri: ogni giorno vengono ritrovati per
le strade corpi di operai, sindacalisti, studenti, politici
barbaramente assassinati.
Solo
un grandioso e lungo sciopero che paralizza totalmente il paese
per molti giorni pone fine alla dittatura. Machado fugge alle
Bahamas il 12 agosto 1933.
Inizia
un periodo di speranze con uomini come Grau San Martín e come
Antonio Guiteras, ma pochi mesi dopo gli Stati Uniti riprendono
il controllo della situazione e si riparte nuovamente con i
Presidenti fantoccio manovrati da Washington e con l'assassinio
e la ruberia come prassi. Guiteras tenta di organizzare la resistenza,
ma viene ucciso.
Finita
la Seconda Guerra Mondiale, emerge nella vita politica cubana
il Partito Ortodosso con a capo Eduardo Chibás che propugna
una linea di pulizia nel governo e nell'amministrazione. Sicuramente
questo partito potrebbe vincere le elezioni del 1952, ma gli
Stati Uniti, avvertito il pericolo, favoriscono un colpo di
stato capeggiato da Fulgencio Batista, loro uomo di fiducia
che è già stato presidente di Cuba nel 1940.
Un
giovane avvocato di nome Fidel Castro, che si è già distinto
nella gioventù ortodossa, denunzia alla magistratura l'illegalità
del colpo di stato e chiede che Batista venga messo in stato
d'accusa. Ma il potere giudiziario, anch'esso corrotto e asservito,
non prende in esame la richiesta. I partiti tradizionali sono
incapaci di fronteggiare la nuova situazione e Fidel Castro,
esaurita ogni via legale, decide di passare alla lotta armata.
Raduna
e addestra 120 giovani e il 26 luglio 1953 prende d'assalto
la caserma Moncada a Santiago de Cuba. Per circostanze avverse
l'attacco fallisce, la maggior parte dei giovani viene trucidata
a freddo mentre Fidel e pochi altri riescono a fuggire sulle
montagne. Grazie alla mediazione dell'Arcivescovo di Santiago,
Perez Serantes, Fidel si consegna e può così avere salva la
vita.
Processato,
mette in evidenza le responsabilità di Batista e la penosa situazione
in cui si trova Cuba tramutando così la disfatta militare in
un successo politico. Afferma che José Martí è l'ispiratore
dell'insurrezione e termina la sua autodifesa con le parole:
"Condannatemi, non importa, la storia mi assolverà!".
Viene
condannato a 15 anni di detenzione e trasferito nelle carceri
speciali dell'Isola dei Pini. Dopo due anni di dura prigione,
a seguito di numerose e imponenti manifestazioni popolari, viene
liberato ed esiliato in Messico.
Origine
e inizio della Rivoluzione
In
Messico Fidel riprende l'organizzazione della lotta contro la
tirannia. Conosce Ernesto Guevara, medico argentino, che aderisce
al progetto e, dopo diversi mesi di preparazione, il 25 novembre
1956 parte dal porto messicano di Tuxpán alla volta di Cuba
con lo yacht "Granma" e con 82 uomini.
Il
Granma arriva a Las Coloradas, spiaggia nella zona orientale
di Cuba, il 2 dicembre 1956 e dopo pochi giorni gli 82 uomini
vengono intercettati e praticamente annientati dall'esercito
di Batista. Solo in diciotto riescono a sopravvivere e trovano
rifugio, a piccoli gruppi, nella selva della Sierra Maestra.
Con
l'appoggio dei contadini e con i rinforzi inviati dalla rete
cittadina del "26 Luglio" - il movimento fondato da
Fidel - il gruppo cresce e inizia una guerra di guerriglia.
Ottiene numerosi successi contro l'esercito e vengono liberate
zone sempre più estese, mentre la repressione di Batista si
accanisce su contadini, operai, sindacalisti, intellettuali
e studenti. In soli due anni si contano circa 20.000 morti.
Nell'ottobre
1958 due colonne guerrigliere al comando di Camilo Cienfuegos
ed Ernesto Che Guevara partono da Oriente e occupano la parte
centrale dell'isola. Il 1° gennaio 1959, dopo la caduta di Santa
Clara, Batista fugge in aereo a Santo Domingo e i guerriglieri
del Che entrano a La Habana. Contemporaneamente Fidel occupa
Santiago de Cuba. Dopo 450 anni Cuba torna nuovamente a essere
libera.
La
Rivoluzione affronta i primi ostacoli
L'eredità
lasciata da quattro secoli di colonialismo e da sessant'anni
di neo-colonialismo è quella di una Cuba dipendente economicamente
dagli Stati Uniti - dato che le compagnie nordamericane possiedono
le migliori terre e praticamente la maggior parte delle industrie,
dei servizi e degli immobili - con le casse dello stato saccheggiate,
con l'economia legata alla monocoltura e al monomercato dello
zucchero, con vasti strati di popolazione indigenti, con una
fortissima disoccupazione, con problemi di discriminazione e
di analfabetismo, con la mancanza di strutture per l'educazione
e per la sanità.
In
una tale situazione, qualsiasi misura venga presa per il miglioramento
del paese va ovviamente a cozzare contro gli interessi degli
Stati Uniti. Per questo motivo la legge di Riforma Agraria del
17 maggio 1959, che limita l'estensione della proprietà e che
distribuisce la terra gratuitamente alle famiglie contadine,
crea il primo profondo solco tra la Rivoluzione e gli Stati
Uniti.
Si
susseguono una serie di contro misure economiche prese dagli
Stati Uniti per punire Cuba e soffocarne l'economia. Cuba, a
sua volta, in risposta alle disposizioni del Presidente degli
Stati Uniti, replica con nuove nazionalizzazioni. Le divergenze
diventano sempre più ampie, fino ad arrivare alla rottura delle
relazioni diplomatiche il 3 gennaio 1961.
La
Rivoluzione diventa socialista
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Caduto
il mercato statunitense come fornitore di energia (petrolio)
e come acquirente dello zucchero, senza la possibilità di commerciare
con il resto del continente deferente alle pressioni nordamericane,
i cubani trovano come unico sbocco economico l'Unione Sovietica
e i Paesi Socialisti dell'Est Europeo.
Il
15 aprile 1961 aerei provenienti dagli Stati Uniti bombardano
La Habana. Il giorno successivo Fidel Castro annuncia il carattere
socialista della Rivoluzione cubana. Due giorni dopo 1.500 controrivoluzionari,
armati e addestrati nelle basi statunitensi del Guatemala e
di Porto Rico, appoggiati da sei navi e dall'aviazione, sbarcano
a Playa Girón per invadere Cuba. In sole 72 ore l'esercito cubano
e le milizie popolari cubane annientano gli invasori. Il Presidente
degli Stati Uniti Kennedy si assume la responsabilità della
fallita invasione.
L'ultima
carta a disposizione degli Stati Uniti rimane un blocco totale
economico che impedisca a Cuba di commerciare anche con tutte
le altre nazioni del pianeta. Ma anche questo non basta per
soffocare l'economia cubana.
Nell'ottobre
1962 si verifica la Crisi dei Missili: gli Stati Uniti, mediante
aerei-spia, scoprono l'approntamento di basi missilistiche sovietiche
sul territorio cubano. I cubani e i sovietici considerano questi
missili non offensivi, ma difensivi, in quanto la loro funzione
è quella di dissuadere gli Stati Uniti dall'intraprendere altre
invasioni come quella di Playa Girón. La questione porta il
mondo sull'orlo della guerra atomica. Alla fine i sovietici
ritirano i missili da Cuba in cambio dell'impegno degli Stati
Uniti di non aggredire l'Isola.
Traguardi
raggiunti nel primo periodo della Rivoluzione
Oltre
alla Riforma Agraria, sono molteplici i successi raggiunti dalla
Rivoluzione. Con una grandiosa campagna di alfabetizzazione
in un solo anno viene praticamente estirpato l'analfabetismo.
Viene promulgata una legge per l'assistenza ai lavoratori. Scompare
la disoccupazione. In tutto il paese vengono costruiti scuole
e ospedali. E' abolita qualunque discriminazione razziale. Vengono
proibiti tutti i giochi d'azzardo e le lotterie. Musica, balletto,
cinema, poesia, letteratura, pittura, scultura trovano un terreno
fertile dove fiorire. Lo sport è alla portata di tutti e si
entra gratis negli stadi.
Nel
settore economico si cerca di diversificare le produzioni agricole
per non dipendere dalla monocoltura dello zucchero. Nasce una
flotta per la pesca. L'industria muove i suoi primi passi: la
produzione interna consente di limitare le importazioni. L'estrazione
del nichel acquista un'importanza sempre maggiore.
In
campo politico si costituiscono i Comitati di Difesa della Rivoluzione
che diventeranno la spina dorsale della Rivoluzione, viene ricostituito
il Partito Comunista Cubano, si solidarizza con i movimenti
che lottano per l'indipendenza e contro l'imperialismo in tutto
il mondo e si stringono legami con l'Unione Sovietica e con
gli altri paesi socialisti.
Cuba
diventa un punto di riferimento per tutti i popoli del Terzo
Mondo.
Aspetti
negativi e problemi affrontati
In
questa prima fase la Rivoluzione si trova ad affrontare numerosi
problemi e situazioni che ne condizionano l'evoluzione.
Il
problema più rilevante a cui Cuba deve far fronte è senza dubbio
il blocco economico, finanziario e culturale imposto dagli Stati
Uniti. Qualsiasi analisi o qualsiasi giudizio su Cuba non può
eludere questo fatto.
Molti
cubani che non condividono le scelte della Rivoluzione emigrano
in Florida, costituendo a Miami una collettività dalla quale,
con l'appoggio degli Stati Uniti, sorgono gruppi paramilitari
che attuano azioni criminali contro il territorio e contro il
popolo cubano. Inoltre fino al 1965 operano all'interno di Cuba
bande controrivoluzionarie, sempre appoggiate dagli Stati Uniti,
che compiono diversi atti di terrorismo.
Anche
il burocratismo creato dall'apparato statale cubano spesso ostacola
il buon funzionamento di varie attività. Inoltre, si rivela
una scelta non molto felice quella di riportare nella società
cubana rigidi schematismi, opportuni ad altre latitudini ma
poco adatti al carattere dei cubani e al clima dei tropici.
Oltre tutto, l'aiuto fornito dai paesi socialisti e da loro
definito "fraterno e disinteressato", è probabilmente
fraterno, ma non sempre disinteressato
.
Cuba
negli anni Settanta e Ottanta
A
metà degli anni Settanta si svolge il 1° Congresso del Partito
Comunista: per la prima volta nella storia è stata fatta una
Rivoluzione socialista senza la guida di un partito comunista,
dato che questo nasce sei anni dopo la vittoria e tiene il suo
primo congresso sedici anni dopo.
Viene
promulgata anche la nuova Costituzione che è approvata con votazione
segreta dal 97.7% della popolazione. Nascono le Assemblee Municipali,
Provinciali e Nazionale del Potere Popolare, organismi elettivi
e rappresentativi equivalenti ai nostri Consigli Comunali e
Regionali e alla Camera dei Deputati.
In
campo internazionale si ristabiliscono contatti diplomatici
con molte nazioni. Viene richiesto dal Governo angolano l'intervento
cubano in Angola ('75-'88) per arginare le aggressioni dello
Zaire e del Sudafrica. Anche l'Etiopia, aggredita dalla Somalia,
chiede l'aiuto dei cubani ('77-'84) che intervengono nel pieno
rispetto di quanto stabilito dall'Unione degli Stati Africani.
Alla fine del 1987, sconfiggendo i sudafricani a Cuito Cuanavale,
i cubani permettono alla Namibia di ottenere l'indipendenza
e propiziano una situazione che porterà alla liberazione dal
carcere di Nelson Mandela.
Nel
1980, a causa del mancato rispetto da parte degli Stati Uniti
di un accordo sulla concessione dei visti, a La Habana vengono
assaltate alcune ambasciate. Cuba apre liberamente le sue frontiere
e oltre centomila cubani lasciano l'isola dal porto di Mariel
diretti in Florida.
Cuba
negli anni Novanta
Già
nel 1986 Cuba inizia una "rectificación" della propria
economia, evidenziando anche ampie critiche sul modello di sviluppo
seguito negli anni Settanta. Mentre è in atto questo processo
si dissolvono i paesi socialisti dell'est europeo e Cuba vede
crollare i suoi mercati. Si apre una profonda crisi economica
e viene istituito un "periodo speciale" per fronteggiarla.
Per permettere alla Rivoluzione di sopravvivere e di non perdere
le conquiste sociali, si decidono grandi aperture al turismo,
che porta valuta pregiata in tempi brevi, e agli investimenti
esteri in determinati settori.
Nel
1992 vengono apportate modifiche alla Costituzione approvata
nel 1976. Novità anche per la legge elettorale che ora permette
ai cubani di eleggere direttamente i loro rappresentanti all'Assemblea
Nazionale del Poder Popular. Nel 1993 si svolgono elezioni con
grande partecipazione e larga vittoria dei candidati che appoggiano
la Rivoluzione, nonostante le difficili condizioni economiche
causate dalla caduta dei mercati del blocco socialista che rappresentavano
l' 85% del commercio cubano.
Numerosi
i successi diplomatici: gli Stati Uniti subiscono dall'Assemblea
Generale dell'ONU otto condanne per il blocco imposto a Cuba.
Queste condanne vengono ribadite più volte anche dai Parlamenti
Europeo e Latino-Americano, dai Paesi Non Allineati, da centinaia
di Organizzazioni Internazionali, dalla Chiesa Evangelica, dal
Papa e dalla Chiesa Cattolica. Da tutto il mondo giungono aiuti
umanitari per alleviare le dure condizioni di vita causate dall'illegale
blocco statunitense.
Cuba
nel contesto mondiale attuale
Il
periodo storico in cui viviamo ha visto dissolversi in pochissimo
tempo i Paesi dell'Est Europeo che avevano un sistema a economia
pianificata.
Allo
stesso tempo il sistema di libero mercato - quello che si vuole
far apparire come vincente - sta trascinando il mondo in un
caos ecologico e sociale.
La
realtà attuale dimostra che il modello di vita che il neo-liberismo
ci propone non è un sistema economico sostenibile. Oltre due
terzi degli abitanti della Terra vengono fatti vivere in condizioni
di spaventosa miseria. Le ricchezze naturali vengono saccheggiate
senza alcun riguardo. Conflitti militari, inquinamento, disoccupazione,
distruzione dei valori morali hanno invaso il mondo per permettere
a un'esigua minoranza di persone di mantenere i suoi privilegi
e un alto livello di vita. La logica del profitto calpesta in
tutto il pianeta i più elementari diritti umani.
In
questo contesto Cuba, paese del Terzo Mondo che subisce da oltre
quarant'anni un blocco illegale da parte degli Stati Uniti,
attua un sistema economico che permette di preservare sia i
traguardi raggiunti dalla Rivoluzione che i suoi contenuti umanitari:
il lavoro, la sanità, l'istruzione, gli aspetti sociali in generale,
la solidarietà verso altri popoli più poveri.
Certamente
Cuba non è un paradiso terrestre, vecchi e nuovi problemi s'intrecciano
ogni giorno e bisogna risolverli. Però costituisce un esempio
che indica come sia possibile la ridistribuzione della ricchezza
prodotta in un modo più equo.
Rappresenta
comunque un modello di vita sostenibile che se fosse adottato
da tutti i popoli bisognosi permetterebbe loro di raggiungere
quei risultati che dovrebbero già far parte della loro storia
e che, invece, alle soglie del 2000 sono ancora fantascienza.
LA
RIVOLUZIONE CUBANA
Nel
1953, centenario della nascita di Martì, il 26 luglio, uno studente
universitario di nome Fidel Castro Ruz, seguace del partito
Ortodosso, guida l'assalto alla caserma Moncada di Santiago.
L'attacco fallì e molti dei combattenti vennero torturati dopo
la cattura ed uccisi sommariamente. Malgrado la sconfitta, l'assalto
al Moncada dimostrò che in Cuba esisteva un gruppo capace di
preparare e compiere un'audace azione di guerriglia, senza che
la polizia di Batista, considerata onnipresente ed inattaccabile,
si accorgesse di nulla. I superstiti furono condannati a pene
detentive nel super carcere dell'Isola dei Pini. In occasione
del suo processo Fidel Castro trasformò la sua autodifesa "La
storia mi assolverà" in un atto di accusa del regime. Verrà
liberato in seguito ad una amnistia nel 1955 e riparerà in Messico.
Assieme
al fratello Raul e all'argentino Ernesto Guevara, detto "Che",
organizza il Movimento 26 Luglio.
Nel
dicembre 1956, 82 guerriglieri sbarcano col mitico Granma a
Cuba, contemporaneamente la città di Santiago insorge ma la
rivolta viene nuovamente soffocata nel sangue. I superstiti,
stremati e senza armi, si rifugiano sulla Sierra Maestra; qui
cominciano a riorganizzarsi, ampliando le proprie file con nuovi
volontari e con l'aiuto dei contadini. Fra i comandanti sulla
sierra, oltre a Fidel, Raul e al Che, ci sono Camilo Cienfuegos
e Celia Sanchez.
Nella
notte di capodanno del '59 Batista e i suoi seguaci fuggono
in aerei carichi d'oro verso gli Usa. Il 1° gennaio 1960 i barbudos
entrano all'Avana. La rivoluzione cubana aveva vinto.
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